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OROLOGIO INTERNO.

La sequenza di funzionamento dei vari apparati del nostro organismo è comandata e regolata da una sorta di "orologio interno", di tipo biologico, il cui meccanismo di attività è detto "ritmo circadiano" (o anche circadiale) (dal latino circa = approssimativamente, dies = giorno), che significa nello spazio temporale di un giorno. Oltre a regolare e controllare i vari apparati, questo particolare orologio mette in attività i vari organi e la produzione di ormoni ed enzimi. Un giorno circadiano non corrisponde esattamente a ventiquattr'ore ma ha una durata di circa venticinque ore. Il ritmo circadiano varia al variare dell'età. Infatti i neonati dormono anche di giorno, ad intervalli di due o tre ore, poi con un breve addormentamento a metà mattina e nel tardo pomeriggio, e infine con un solo pisolino nel primo pomeriggio. Negli adulti la demarcazione fra periodo di sonno e periodo di veglia è ben delimitata fra il giorno e la notte. Nelle persone anziane ritorna un ritmo simile a quello dei bambini più grandicelli, quindi con il bisogno di un pisolino nel primo pomeriggio. Ma sebbene esistano, nel corso dell'età, queste variazioni, è stato appurato che il nostro "orologio interno" regola l'andamento del ritmo circadiano affinché noi siamo indotti al sonno due volte, una volta di notte ed un'altra nel primo pomeriggio (forse è questa la causa del bisogno del sonnellino pomeridiano).
Un tempo molto lontano gli uomini si ritiravano dalle attività al crepuscolo, sia per diminuire i pericoli derivanti dai predatori notturni e sia per impossibilità visiva. Ma con la scoperta della luce artificiale si determinò pian piano una trasposizione del confine tra sonno e veglia e questo confine cominciò a non coincidere più con quello contraddistinto dal momento di separazione tra luce solare (il giorno) e luce lunare (la notte). Così le varie attività diurne si prolungarono oltre il tramonto, alla sera, alla notte, producendo quello che è conosciuto come "effetto Edison", cioè il considerevole aumento del tempo serale, libero o per impegni di lavoro, ai danni dell'attività fisiologica naturalmente dedicata alla notte, il dormire, con conseguenti e appariscenti debiti di sonno. Il ciclo luce-buio (giorno-notte) rappresenta per tutti gli esseri viventi un dato molto importante ed un'informazione temporale essenziale. Così essenziale che non serve avere un periodo di dodici ore di luce o di buio, a volte basta un breve periodo di luce (anche solo 10 minuti, e in certi casi addirittura un semplice flash di luce) per poter permettere la sincronizzazione del ritmo circadiano di un essere vivente.
Fu un ricercatore americano Curt Ritcher, che negli anni Venti si cominciò ad interessare dei ritmi circadiani di riposo-attività, e che ipotizzò l'esistenza di un "orologio interno" che doveva trovarsi nel nostro cervello. Si dovrà però aspettare gli anni Settanta per avere la certezza dell'intuizione del Ritcher. Infatti presso l'Università americana di Berkeley, intorno ai primi anni Settanta, si riuscì ad individuare, nella regione cerebrale chiamata del diencefalo una piccola area vicina al punto di congiunzione dei nervi ottici; area che viene generalmente chiamata "orologio biologico" del ritmo circadiano.